Design e Expo: i padiglioni.

2016-11-28T09:05:58+00:00 17 Giugno 2015|Senza categoria|

Il primo non può essere che l’artefatto di design che, illuminato, ha ufficialmente aperto l’Expo in diretta televisiva. L’Albero della Vita si erge in un punto panoramico. Esibisce una chioma dalle linee geometriche che si aprono a 37 metri d’altezza e sono sorrette da un elegante intreccio di legno eacciaio. L’Albero è il simbolo del Padiglione Italia e svetta al centro di Lake Arena, uno specchio d’acqua e maggior spazio open air dell’area espositiva.

L’Albero della Vita si trova al termine del Cardo, uno dei due assi principali dell’Expo ed è opera delConsorzio “Orgoglio Brescia”. Porta la firma di Marco Balich, direttore artistico di Padiglione Italia, che per l’occasione si è ispirato al disegno del pavimento di Piazza Campidoglio a Roma ideata daMichelangelo. L’Albero è somma e rimando della storia e della complessità artistica italiana, facendone qualcosa di composito: monumento, scultura, installazione, edificio e opera d’arte. Simbolicamente l’Albero vuole essere il simbolo della Natura Primigenia, dal cui tronco e dalla cui energia tutto nasce e di cui si nutre.

L’Albero è il punto convergente di passato e futuro, di tradizione e innovazione tecnologica. La struttura è visibile a grande distanza e cattura l’attenzione dei visitatori da ogni punto dell’Expo. Ad animarla saranno una serie di effetti speciali nati dalla più sapienti e avanzate tecnologie di spettacolo (oltre a essere il punto di partenza di tutte le manifestazione del palinsesto di Padiglione Italia).

Anche il Padiglione Zero, che introduce al Sito Espositivo di Expo Milano 2015, è espressione dello slogan dell’esposizione. Padiglione Zero perché punto di partenza dell’area espositiva, zero perché racchiude tutto quanto l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra, le innumerevoli trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo, elementi che rappresentano il punto di partenza per qualsiasi progetto futuro. Tutto questo è stato mostrato attraverso la riproduzione della crosta terrestre, sollevata dal terreno e collocata in una posizione di primaria importanza. Il Padiglione Zero è stato progettato secondo una visione agostiniana del tempo, secondo cui passato, presente e futuro coesistono nell’animo. Lo scopo è quindi quello di indurre una tensione emozionale all’interno dello spettatore e del visitatore che deve essere portato a riconsiderare tutta la storia umana dalle origini – fino agli esiti contemporanei dell’alimentazione quotidiana; tappe che riassumono in quella collettiva anche la storia individuale.

In armonia con il tema della nutrizione e dell’energia per qualsiasi forma di vita, è l’idea sviluppata da Riva 1920, un tavolo lungo 80 metri chiamato Pangea. Il tavolo porta la firma di Michele De Lucchi che dice di essersi ispirato al supercontinente omonimo per simboleggiare l’unione di tutti i Paesi sul tema cibo. La sua superficie è articolata in 19 pezzi sagomati in Kauri, un legno millenario ritrovato dal sottosuolo della Nuova Zelanda, le gambe sono invece in Briccola, pali di rovere recuperati dalla laguna di Venezia. La filosofia che ha promosso la nascita di Pangea è l’augurio di un ritorno alle origini e all’unità, indifferenziata e non inquinata. Pangea è, come dice il nome, un’esperienza collettiva e unificatrice che nasce dalla lavorazione del legno e dalla sua arte artigiana.

E dopo l’Albero della Vita e il Padiglione Zero, un altro eccellente manufatto di design contemporaneo è il Padiglione Britannico. Il progetto era stato presentato a Roma al Museo MAXXI e al termine della presentazione il principe Henry aveva incoronato il vincitore. Degli otto team creativi selezionati è stato scelto il progetto di Wolfgang Buttress. Il progetto vincitore, di nome Hive, incarna lo slogan dell’Expo Milano 2015. Il Padiglione Britannico attinge sia per forma che per funzione all’attività delle api, circodato da un frutteto e un prato di fiori selvatici naturali. La struttura principale si trova al centro del prato e ha la forma di una sfera dorata, tutta in acciaio. Hive, proprio come un alveare autentico, pulsa e ronza come una colonia di api farebbe nella realtà.

I costruttori vincitori dell’appalto per la realizzazione del Padiglione Britannico sono le società inglesi Stage One e Rise, esperte nell’edilizia e nella gestione di costruzioni creative. Somma stanziata per la realizzazione di Hive: 6.000.000 di sterline. E come fa notare il Commissario Corbett: “Il Padiglione inglese fonde design di alto livello e un forte orientamento ecologico in armonia con le scoperte scientifiche più avanzate e le nuove tecnologie nel campo agricolo. Sarà un’esperienza straordinaria per il visitatore: sorprendente e divertente”.

Altri Padiglioni innovativi per design e idee visionarie sono il Padiglione Americano, ispirato a un granaio con orti verticali e 42 varietà di verdure e cereali; il Padiglione Austriaco al cui interno è stato trasferito un bosco autentico di 560 m2; il Padiglione del colosso cinese Vanke (progetto di Daniel Libeskind) dalla superficie ricoperto di pannelli rossi simili a squame di pesce; il Padiglione del Kuwait (progetto di Italo Rota) con forme imprestate dalle vele delle imbarcazioni.

Ogni Padiglione è design, ogni design racconta una volontà e una storia.

Ph. Credits: adnkronos, progettarearchitettura, waitmag